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Bambini e guerre

Kindersoldaten, Kongo 
 © UNICEF/NYHQ2003-0553/LeMoyne
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In tutto il mondo, si contano quasi venti milioni di bambini in fuga da guerre e violenze. Vengono feriti, uccisi, costretti ad assistere al massacro dei familiari, stuprati e rapiti. Ma all’orrore non c’è fine: circa 250 000 bambini, molti di loro hanno appena una decina d’anni, sono reclutati come soldati e quando la guerra finisce il loro incubo continua. Le conseguenze psicologiche di quello che sono stati costretti a fare, dell’assistenza carente e della mancanza di prospettive nelle ex regioni di crisi li perseguitano per anni. Anche le mine antiuomo e gli ordigni inesplosi sono un’eredità mortale di numerosi conflitti.

Le guerre e i conflitti armati mietono oggi più che mai vittime tra i bambini, lasciando il loro giovane animo profondamente segnato. Negli anni Novanta, due milioni di bambini e bambine sono stati uccisi, sei milioni feriti, più di un milione ha perso i genitori oppure non sa più dove siano.

I programmi dell’UNICEF in una trentina di regioni di guerra e crisi aiutano i bambini e le donne a sopravvivere e offrono un minimo di protezione e accompagnamento.

Ogni anno, il 12 febbraio l'UNICEF ricorda con la Giornata internazionale contro l’impiego dei bambini soldato la triste realtà dei minori costretti a partecipare a conflitti armati. Il 12 febbraio 2002, è entrato in vigore il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia. Il Protocollo aggiuntivo è stato finora ratificato da 139 Paesi, in Svizzera è in vigore dal 26 luglio 2002.

Bambini sfruttati come soldati

Child soldiers, armed with guns, stand in tall grass guarding a road outside a village near the city of Bunia in the eastern region of Ituri.

Le milizie armate irrompono nei villaggi per reclutare bambini da mandare in battaglia. Per questi gruppi, i minori sono un rinforzo ideale, spesso addirittura in prima linea. I bambini soldato sono costretti ad assistere a crimini inenarrabili, oppure, resi docili con alcol e droghe, trasformati in veri e propri assassini. I maschi vengono sfruttati anche come portatori, messaggeri o cuochi, mentre le femmine sono esposte ad aggressioni a sfondo sessuale, stupri e matrimoni coatti con i capi della truppa.

 
Child soldiers, armed with guns, guard a road outside a village near the city of Bunia in the eastern region of Ituri.

Tanti bambini non hanno per anni alcun contatto con la famiglia, spesso non sanno nemmeno più dove si trovi e se siano ancora tutti vivi. Depredati dell’infanzia e traumatizzati, sono soggetti a notevoli oscillazioni psichiche e, dopo anni di abusi e violenze, faticano a condurre una vita normale. Quando ritornano ai villaggi di origine, sovente constatano che le loro famiglie sono fuggite. Considerati assassini, sono respinti dai parenti e dai vicini. La disperazione e la paura inducono molti di loro a tornare nei gruppi armati oppure li fanno finire sulla strada.

 
Unicef

Circa 250 000 bambini sono sfruttati in tutto il mondo come soldati. Un recente rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite elenca una sessantina di gruppi in tredici paesi che reclutano minori come soldati, nonostante questa pratica sprezzante dei diritti dell’uomo sia esplicitamente vietata da trattati internazionali.

 

L'operato dell'UNICEF
L’UNICEF si adopera ad esempio in Sudan, nella Repubblica Centrafricana, in Ciad e in Colombia per la smobilitazione dei bambini soldato e per la loro reintegrazione. L’obiettivo è quello di permettere loro di iniziare una nuova vita per mezzo di un’assistenza mirata e un’istruzione scolastica.

  • In una fase iniziale, i giovani liberati sono ospitati in centri transitori o da famiglie affidatarie. L’UNICEF spiega agli operatori delle organizzazioni d’aiuto locali come procedere all’identificazione di questi ragazzi e cercare i parenti ancora in vita.
  • Gli operatori organizzano i primi incontri con i familiari e contribuiscono a elaborare per ogni caso un piano di reintegrazione ad hoc.
  • L’UNICEF rifornisce le scuole di materiale sufficiente anche per gli allievi che si inseriscono man mano. I giovani apprendono un mestiere, ad esempio sarto o meccanico.

Violenza sessuale

A girl, 14, stands in the doorway of a UNICEF-supported hospital in the town of Goma, capital of North Kivu Province, where she waits to be examined by doctors. She was raped by a soldier, eventually becoming his 'wife'. She is now receiving medical and psychosocial assistance at a UNICEF-supported reintegration centre for demobilized child soldiers.

Le guerre sono ancora più pericolose per le ragazze e le donne, poiché quasi tutti i gruppi armati usano la strategia degli stupri sistematici. Anche le più giovani vengono violentate, spesso sotto gli occhi dei familiari. L’obiettivo dei soldati è quello di demoralizzare le famiglie e le comunità, oppure di punirle per il loro sostegno al nemico. Di continuo, donne e ragazze vengono rapite e sottoposti ad abusi per molto tempo. Molte di loro non tornano mai più a casa. Le aggressioni sono spesso così brutali da provocare gravi ferite interne che richiedono numerosi interventi chirurgici. Anche il pericolo di essere contagiate con l’HIV è grande. Molte di loro sono traumatizzate, ma la vergogna è troppa e non denunciano l’accaduto. Purtroppo, accade sovente che una donna vittima di abusi sia considerata un’onta per la comunità. Eppure, proprio le ragazze incinte in seguito a una violenza hanno urgente bisogno di assistenza. Nella Repubblica Democratica del Congo, nel 2009 sono state 18 000 le ragazze e le donne violentate che hanno chiesto aiuto.

 

L'operato dell'UNICEF

  • Tra gennaio e marzo 2010, l’UNICEF ha curato nell’est della Repubblica Democratica del Congo più di 4600 vittime di violenza sessuale.
  • L’UNICEF aiuta a organizzare assistenza medica e psicosociale per le ragazze stuprate, copre i costi degli interventi chirurgici, contribuisce al perfezionamento dei medici e fornisce farmaci, tra cui le pastiglie in grado di ridurre il rischio di un contagio da HIV dopo una violenza.
  • Le squadre mobili consentono di raggiungere anche le vittime che si trovano nelle regioni più discoste. L’UNICEF procura aiuti psicologici e aiuta le ragazze a recuperare anni scolastici o a seguire una formazione.
  • L’UNICEF mette a disposizione delle giovani e delle donne corredi con attrezzi per avviare un’attività e ricostruirsi un’esistenza. Nel quadro di gruppi di autoaiuto, le vittime si sostengono a vicenda e fungono da contatto per altre vittime.

Mine antiuomo e bombe a grappolo

Seated on a carpet, his hand crutches nearby, 12-year-old Abdul Malik puts on his prosthesis at home in Kabul, the capital. Abdul lost his right leg in a landmine explosion when he was seven. The landmine also killed his nine-year old brother, Mohammad Alam Khan, who brought it home thinking it a toy. The mine exploded while they were playing with it.

In una settantina di paesi, circa 160 milioni di mine antiuomo continuano a rappresentare anche dopo la guerra un grave pericolo per i bambini. La presenza di questa mortale eredità inibisce per anni lo sviluppo di una regione, perché impedisce a chi è fuggito di ritornare a casa e blocca qualsiasi attività agricola e commerciale.

 
Using posters, mine awareness workers teach a group of children and women how to recognize and avoid landmines and other unexploded ordnance, in a community centre in the Jabel El Awaliya camp for displaced people, some 40 km south of Khartoum, the capital. The teachers work for the Khartoum-based NGO Friends of Peace and Development (FPDO), which offers risk-awareness training for children in schools and camps for the displaced. UNICEF provides FPDO with equipment and communication materials.

L'operato dell'UNICEF

L’UNICEF aiuta ad esempio in Laos, Afghanistan e Libano i bambini feriti da mine ad avere una vita per quanto possibile normale nonostante l’handicap, fornendo protesi o sedie a rotelle. In più, sostiene i programmi di formazione specifici per le vittime delle mine.
  • Nelle zone a rischio, l’UNICEF promuove programmi capillari per la bonifica di scuole, pozzi e zone residenziali, informa l’infanzia sui pericoli insiti negli ordigni inesplosi e spiega a insegnanti e allievi come proteggersi da tali rischi.
  • Per far passare chiaramente il messaggio, l’UNICEF si avvale di speciali sussidi didattici, volantini, teatrini e spot radiofonici.

 

Bambini non accompagnati e orfani

Workers at a UNICEF-assisted child reunification centre in a Kibati camp for the displaced, near Goma, capital of North Kivu Province. The children became separated from their parents during the recent fighting.

Le guerre smembrano le famiglie: numerosi bambini vengono separati nel caos dai loro genitori oppure restano orfani. Senza la protezione degli adulti, sono facili vittime di violenze e abusi. I bambini della prima infanzia, non ancora in grado di prendersi cura di sé stessi, rischiano velocemente di morire. Molti orfani, soprattutto bambine, devono assumersi la responsabilità dei loro fratelli e così rinunciare ad andare a scuola.

 
The names of missing children are displayed beneath their photographs in the Abu Shouk camp for displaced people near the city of El Fasher, capital of North Darfur State.

L'operato dell'UNICEF
L’UNICEF aiuta i bambini non accompagnati a ricongiungersi con le loro famiglie o, se necessario, a trovare famiglie affidatarie. A tale scopo, nei campi di raccolta crea punti di contatto specifici. Per la registrazione dei bambini, l’UNICEF utilizza fotografie, video, manifesti e banche dati. Per la ricerca dei parenti, gli operatori collaborano con i comitati e le organizzazioni locali, e la polizia.


 

Istruzione carente e scuole distrutte

A teacher points to a passage in a book, during a class for girls, at Phool-e-Rangeena Government School in the north-western city of Herat. Like many schools throughout the country, the facility has been overwhelmed with children returning to classrooms after years of conflict. Some 7,000 children attend class in three daily shifts.

Nei periodi di guerra, gli edifici scolastici sono sovente utilizzati come alloggi per le truppe, ma anche quando non è così i continui scontri inducono le autorità a chiudere le scuole per mesi o i genitori a tenere a casa i figli perché temono per la loro incolumità. Non di rado scarseggiano insegnanti e materiale didattico, per cui capita che i bambini non siedano dietro a un banco per anni. Conclusa la pace, può volerci ancora moltissimo tempo prima che il sistema scolastico torni alla normalità.

 

L'operato dell'UNICEF
Nei campi di raccolta, l’UNICEF allestisce scuole provvisorie, distribuisce materiale scolastico e istruisce insegnanti e genitori su come comportarsi con i bambini traumatizzati dalla guerra. La base per le lezioni è spesso data dalla «scuola in scatola», una cassa di metallo contenente tutto il necessario per ottanta allievi. L’UNICEF aiuta anche a ricostruire le scuole distrutte e a dotarle di lavagna, banchi e sedie. In questo modo, i bambini possono ritrovare un pezzetto di normalità anche in condizioni molto precarie.



Mancanza di cibo, acqua e assistenza medica

A girl collects firewood in a Kibati camp for the displaced, near Goma, capital of North Kivu Province.

In guerra gli alimenti scarseggiano e per le famiglie povere diventano inaccessibili. Il rifornimento idrico collassa, nei campi profughi non c’è acqua potabile, con conseguenze devastanti a livello igienico acuite dalla precaria infrastruttura medica. I bambini sono spesso colpiti da diarrea, colera o morbillo, malattie che su un corpicino indebolito possono avere un esito letale.

 

So hilft UNICEF

  • Nelle situazioni d’emergenza, l’UNICEF distribuisce ai bambini malnutriti biscotti a elevato tenore proteico, capsule di vitamina A, pastiglie di ferro e acido folico. In più, sostiene l’attività dei centri alimentari terapeutici per i casi più gravi.
  • L’UNICEF assicura nelle regioni di crisi il rifornimento di acqua potabile con autobotti e taniche, e distribuisce alle famiglie pastiglie per la purificazione dell’acqua.
  • Nei campi di raccolta, l’UNICEF mette a disposizione materiale per la costruzione di semplici latrine e informa genitori e bambini sull’importanza dell’igiene per evitare pericolose malattie diarroiche o la diffusione del colera.
  • L’UNICEF rifornisce i centri sanitari e gli ospedali con farmaci contro la diarrea e le malattie alle vie respiratorie, antibiotici, antidolorifici, sali reidratanti e una soluzione zucchero-salina contro la disidratazione provocata dalla diarrea.
  • L’UNICEF mette a disposizione i vaccini assicurando la catena del freddo durante il trasporto nei villaggi più discosti.
  • Nei campi di raccolta, l’UNICEF crea specifiche aree per la protezione dell’infanzia, solitamente in tende in cui i bambini trovano uno spazio sicuro in cui giocare e studiare. Disegnare, praticare sport e parlare del vissuto aiutano i bambini a elaborare le terribili esperienze e a ritrovare per alcune ore una parvenza di normalità.
Aiutate anche voi l’infanzia vittima delle guerre e sostenete i nostri programmi.

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